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Tanit aveva le ali?

A Cartagine, su una stele dedicata a Tanit e Baal Hammon, compare una figura femminile con le ali. È un’immagine meno familiare del segno geometrico con cui oggi riconosciamo Tanit: un cerchio sopra una linea orizzontale e un triangolo.

Stele cartaginese CIS I 183: figura femminile alata sopra l’iscrizione e segno di Tanit fra due uccelli nel registro inferiore
Stele di Cartagine CIS I 183, con figura femminile alata interpretata come Tanit. Riproduzione storica dal Corpus Inscriptionum Semiticarum, pars I, tomus I, Tabulae, tav. XLV, n. 183, edizione ottocentesca dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Digitalizzazione: Robarts Library, University of Toronto / Internet Archive. Immagine storica di pubblico dominio; dettaglio della tavola, ruotato per la lettura. Fonte e atlante completo.

Una Tanit alata?

La stele è catalogata con la sigla CIS I 183. La sua figura alata è stata a lungo interpretata come una rappresentazione di Tanit, anche per la presenza della dedica alle due divinità sulla stessa pietra. [1]

Da questo oggetto parte la ricerca di Charmaine Petersen Montebello, presentata all’Università di Malta nel 2023. Il lavoro prende in esame quattordici reperti con figure femminili alate e valuta quali possano essere collegati alla dea. La stele di Cartagine è fra i casi considerati più plausibili. Per altri oggetti, l’attribuzione rimane discussa. [1]

Le ali, da sole, non bastano a dare un nome a una figura. In questo caso contano anche l’iscrizione e il contesto del reperto. La scheda pubblica della ricerca ci permette di riferire questa interpretazione; il testo integrale della tesi è ad accesso riservato.

Guardare le immagini di Tanit

Per chi conosce Tanit soprattutto attraverso il suo segno, incontrare una figura alata cambia il punto di partenza. Accanto al simbolo astratto si apre la possibilità di una raffigurazione con un corpo e delle ali.

Non significa che Tanit fosse originariamente un uccello. La figura della stele è descritta come una donna alata. È su questa immagine, e sull’identificazione proposta dagli studiosi, che possiamo fermarci.

E le ali di Partenope?

A questo punto il confronto con Partenope viene quasi da sé. Le sirene dell’arte greca avevano spesso un volto umano e un corpo d’uccello. La statuetta in terracotta conservata al Metropolitan Museum, datata circa 550–500 a.C., ne è un esempio. Non è identificata come Partenope, ma documenta una delle forme antiche delle sirene. [2]

Statuetta greca di sirena con volto umano e corpo d’uccello, al Metropolitan Museum of Art
Statuetta di sirena in terracotta, greca, circa 550–500 a.C. The Metropolitan Museum of Art, New York, inv. 2000.276. Purchase, Renée E. and Robert A. Belfer Gift, 2000. Immagine di pubblico dominio. Il reperto non è identificato come Partenope. Scheda dell’opera e diritti.

Sono due immagini diverse: una figura femminile alata attribuita a Tanit e una sirena con il corpo di volatile. Le ali le avvicinano ai nostri occhi; non dimostrano che derivino dalla stessa figura o dallo stesso culto.

Per Sirendipity il parallelismo è uno spunto di ricerca. Nel nostro disegno Partenope è una sirena bicaudata, con due code; nella favola incontra Tanit durante un’eclissi. Quell’incontro lo abbiamo immaginato noi. Conoscere le immagini antiche aggiunge un dettaglio alla storia da cui siamo partiti.

Nei gioielli Sirendipity con sirena bicaudata, il riferimento a Tanit passa attraverso questa figura originale. La favola di Partenope e Tanit racconta il loro incontro immaginato.

The Metropolitan Museum of Art, Terracotta statuette of a siren, inv. 2000.276. Fonte / Source

Charmaine Petersen Montebello, Looking for the goddess Tinnit in winged imagery across the Mediterranean, M.A., 2023. Consultati scheda e abstract; testo integrale riservato. / Public record and abstract consulted; full text restricted.. Fonte / Source