A Napoli Partenope dà il nome a luoghi e racconti. La sua immagine, però, non è rimasta sempre uguale: prima delle code, le sirene avevano le ali.
Nel catalogo del Metropolitan Museum di New York c’è una piccola sirena in terracotta, datata intorno al 550–500 a.C. Ha un volto umano e il corpo di un uccello. Ha piume e artigli: è la forma con cui le sirene compaiono spesso nell’arte greca. [3]
La Partenope di Sirendipity è invece una sirena bicaudata, con due code. Per capire da dove viene questa figura, partiamo dalle testimonianze su Napoli.
Il sepolcro di Partenope
Strabone, nella Geografia, descrive Neapolis e annota che vi si mostrava il sepolcro di Partenope, una delle sirene. Aggiunge che si celebrava una competizione ginnica per disposizione di un oracolo. Strabone non ci permette di localizzare oggi quella tomba con certezza. La sua testimonianza ci dice però che a Neapolis la sirena veniva ricordata anche con una celebrazione. [2]
Nell’Alessandra di Licofrone troviamo un altro pezzo della storia. Dopo il passaggio di Ulisse, le sirene muoiono e i loro corpi raggiungono le coste dell’Italia meridionale. Il poeta nomina Partenope, Leucosia e Ligea; per Partenope racconta una sepoltura e gli onori resi dagli abitanti. [1]
Una tomba e degli onori: nelle due fonti, Partenope è già legata a chi abita questa costa.
Una sirena con le piume

La sirena del Met non ha il nome di Partenope. Il volto umano e il corpo di volatile ci mostrano una delle forme antiche di queste creature. Il museo suggerisce che l’oggetto possa essere stato un’offerta votiva. [3]
Omero non ci aiuta a disegnarne il corpo. Nell’Odissea descrive il canto delle sirene e il pericolo per chi si ferma ad ascoltarle, ma non ne precisa l’aspetto. Per vederne le ali dobbiamo guardare i reperti, non cercarle nei versi di Omero. [4]
Anche Tanit aveva le ali?
A Cartagine è stata trovata una stele votiva, catalogata come CIS I 183, dedicata a Tanit e Baal Hammon. Sulla pietra compare una figura femminile alata, da tempo interpretata come una raffigurazione di Tanit.
Da questa stele parte Charmaine Petersen Montebello con la ricerca Looking for the goddess Tinnit in winged imagery across the Mediterranean, presentata all’Università di Malta nel 2023. Lo studio mette a confronto quattordici reperti con figure femminili alate. Secondo l’abstract, la stele CIS I 183 è fra i casi più plausibili di identificazione con Tanit; per altri oggetti l’attribuzione resta discussa. [7]
Sulla stele vediamo una donna alata, non una donna-uccello come la sirena greca. L’accostamento è interessante, ma non prova che Tanit e Partenope abbiano la stessa origine.
La sirena bicaudata sui libri di Napoli
Molti secoli dopo, la sirena compare sui libri di Antonio Bulifon, stampatore e libraio attivo a Napoli nel Seicento. È coronata e bicaudata. La accompagna un motto: «Non sempre nuoce».

Era una marca tipografica: un’immagine con cui riconoscere i libri dell’editore. Il catalogo dell’Università di Barcellona ne conserva tre riproduzioni e registra anche l’insegna usata da Bulifon, «All’insegna della sirena». [6]
Ali e code hanno anche convissuto nella stessa pagina: nel Queen Mary Psalter, un manoscritto inglese del 1310–1320, una sirena-uccello e una sirena con coda di pesce compaiono nella stessa scena. [5]
La nostra Partenope
Per Sirendipity abbiamo scelto la sirena bicaudata. Nel racconto che abbiamo scritto incontra Tanit durante un’eclissi. È l’incontro che abbiamo immaginato noi, dopo aver conosciuto le loro storie.
La figura bicaudata compare in rilievo sui gioielli della collezione La Moneta, dalle collane all’anello, agli orecchini e al bracciale. La storia di Partenope e Tanit nei gioielli Sirendipity racconta l’incontro immaginato che ha dato origine al disegno.
Leggi la storia di Sirendipity →
1. Licofrone, Alessandra, vv. 712–737. Testo e traduzione inglese di A. W. Mair.
2. Strabone, Geografia, V, 4, 7. Perseus Digital Library.
3. The Metropolitan Museum of Art, Terracotta statuette of a siren, inv. 2000.276.
4. The Metropolitan Museum of Art, Dangerous Beauty: Medusa in Classical Art, sezione sulle sirene.
5. Giulia Gilmore, Mermaids, sirens and Alexander the Great, British Library, 12 febbraio 2023. Queen Mary Psalter, Royal MS 2 B VII, f. 97r.
6. CRAI Universitat de Barcelona, scheda di Antonio Bulifon nella banca dati delle marche tipografiche.
7. Charmaine Petersen Montebello, Looking for the goddess Tinnit in winged imagery across the Mediterranean, tesi di master, Università di Malta, 2023. Per questo articolo sono stati consultati la scheda e l’abstract pubblici; il testo integrale è ad accesso riservato.