Un volto umano su un corpo d’uccello. Una donna con la coda di pesce. Una sirena che regge due code. Le chiamiamo tutte sirene, ma basta guardare questi tre oggetti per accorgersi di quanto siano diverse.
Un corpo d’uccello
La terracotta del Met, datata circa 550–500 a.C., è un esempio dell’immagine greca della sirena-uccello. La scheda museale non le attribuisce il nome Partenope. [1]
Possiamo riconoscervi una sirena, ma non darle un nome che la scheda dell’opera non riporta.

Due forme nello stesso manoscritto
Nel Queen Mary Psalter, datato 1310–1320, una scena comprende una sirena-uccello e una sirena con coda di pesce. La British Library riproduce la miniatura nel proprio approfondimento sulle sirene. [2]
L’immagine impedisce di ridurre il cambiamento a una sequenza ordinata in cui una forma sparisce appena arriva l’altra. Almeno in questa pagina, convivono.

Due code in bronzo
La Siren conservata al Met, datata circa 1600, è una scultura italiana in bronzo. La figura regge le proprie due code. La scheda discute anche le proposte sulla sua attribuzione e committenza: non ogni dettaglio della storia dell’oggetto è risolto. [3]
Le due code non autorizzano a chiamare la scultura Partenope. Permettono invece di confrontarla con altre sirene bicaudate, comprese quelle delle marche tipografiche.

Guardare senza uniformare
Nell’immagine di Sirendipity abbiamo scelto la sirena bicaudata. La storia delle altre forme resta visibile accanto a questa scelta. Ali, artigli, pinne e code sono dettagli da osservare nei singoli oggetti, prima di cercare una spiegazione che li riunisca tutti.
The Metropolitan Museum of Art, Terracotta statuette of a siren, inv. 2000.276. Fonte / Source
Giulia Gilmore, Mermaids, sirens and Alexander the Great, British Library, 2023. Fonte / Source
The Metropolitan Museum of Art, Siren, circa 1600. Fonte / Source